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Istituita la delegazione LIPU di Vibo Valentia, Francesco Iennarella il delegato

 

ISTITUITA LA DELEGAZIONE LIPU DI VIBO VALENTIA

FRANCESCO IENNARELLA IL DELEGATO

 

COMUNICATO STAMPA

Il Coordinamento Regionale LIPU Calabria e la Delegazione Provinciale LIPU Rende, sono felici di comunicare che dal 31 Maggio u.s., la LIPU Nazionale (Lega Italiana Protezione Uccelli), ha nominato come delegato per la sezione di Vibo Valentia il Dott.Ing. Francesco Iennarella, che porterà nuovo entusiasmo nelle attività dell’associazione.

Il delegato sin da subito ha espresso fermamente la volontà di promuovere la sensibilizzazione e la partecipazione dei cittadini alla cura ed alla protezione della biodiversità del territorio, grazie a progetti ed iniziative mirate all’intera provincia vibonese. Iennarella, già da diversi anni socio e volontario LIPU, è attivo nella sua area di competenza grazie ad azioni di tutela della selvicoltura urbana e la protezione dell’avifauna nidificante, in particolare per le specie protette presenti nell’All.1 della Direttiva Uccelli.

La Sezione di Vibo Valentia, assieme al Gruppo Lipu Fratino Calabria, è attualmente impegnata nel progetto di tutela del Fratino, un piccolo trampoliere che abita le nostre spiagge, simbolo dello stretto legame tra le abitudini dell’uomo e i delicati equilibri della biodiversità e la cui presenza, è sempre un ottimo segnale dello stato di salute di un ambiente marino e di una spiaggia correttamente tutelata e conservata. Oggi la LIPU OdV (Organizzazione di Volontariato) ai sensi del decreto legislativo 117/17 sulla riforma del terzo settore, nonché ente morale riconosciuto dal Presidente della Repubblica con D.P.R n. 151 del 6 febbraio 1985 ed ente in grado di svolgere ricerca scientifica, con la nuova sezione calabrese, si appresta quindi ad avviare una nuova fase della sua attività sotto la guida di un giovane delegato, al quale vanno gli auguri di tutti i soci della delegazione di Rende e del Coordinamento Regionale della LIPU calabrese.

 

Rende, 03/06/2021

 

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Abbattuti più di 25 pini marittimi a Reggio Calabria: insorgono le associazioni ambientaliste

COMUNICATO STAMPA

Reggio Calabria, tagli indiscriminati a Condera in Piazza Cimitero
Ci sono pervenute segnalazioni di tagli indiscriminati di molte alberature di Pino Marittimo (Pinus pinaster), di oltre 20 anni, presenti nel parcheggio antistante l'area cimiteriale di Condera.
Le giustificazioni rese note attraverso i mezzi di stampa dall’amministrazione comunale, riguardano "l’avvio dei necessari lavori di riqualificazione urbana di Piazza Cimitero", una pianificazione destinata a rilanciare sotto il punto di vista urbanistico, viario ed ambientale tutta l’area interessata.
Non è nostra intenzione entrare nel merito del progetto, né al momento, commentare le relazioni tecniche degli agronomi che si sono interessati ai tagli, ma ci chiediamo, visto i continui rinvii dei lavori, se questo fosse il momento migliore per gli abbattimenti.
In questo periodo infatti, molte specie ornitiche sono impegnate nella seconda nidiata e, cosi come testimoniato da alcuni residenti, anche tramite materiale fotografico, su quegli alberi nidificano alcune coppie di passeriformi, dediti ad allevare i pulli, prole inetta, incapace di sopravvivere alla distruzione del nido, aggravando così, il danno alla biodiversità urbana.
L’occasione è utile per ricordare all’amministrazione comunale di Reggio Calabria che la Legge n. 157/1992 - "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma", che recepisce la Direttiva Uccelli 79/409/CEE sulla tutela dell’avifauna selvatica, poi sostituita dalla 2009/147/CE, stabilisce all’art.3, il divieto di uccellagione “vietata in tutto il territorio nazionale ogni forma di uccellagione e di cattura di uccelli e di mammiferi selvatici, nonché il prelievo di uova, nidi e piccoli nati”, la Direttiva Europea 2009/147/CE stabilisce inoltre, all’art.1 comma 2 che “La presente direttiva si applica agli uccelli, alle uova, ai nidi e agli habitat”, All’art. 5 fa divieto al comma a) “di ucciderli o di catturarli deliberatamente con qualsiasi metodo”; al comma b) "di distruggere o di danneggiare
deliberatamente i nidi e le uova e di asportare i nidi"; al comma d) "di disturbarli deliberatamente in particolare durante il periodo di riproduzione e di dipendenza quando ciò abbia conseguenze significative in considerazione degli obiettivi della presente direttiva."
Tra l’altro la stessa Amministrazione Comunale ha adottato un regolamento sul Verde Pubblico e Privato, approvato con delibera consiliare n. 53 del 22.10.2015, all'art 11, comma 4, prevede che: è vietato l'abbattimento nei periodi in cui avviene la riproduzione dell'avifauna (da metà marzo a tutto settembre).
Inoltre, se mai ce ne fosse bisogno, invitiamo la stessa a tener presente che nel contesto urbano gli alberi e le aree verdi rivestono un ruolo fondamentale per il nostro benessere sociale ed economico.
Le piante sono in grado di produrre ossigeno, ridurre l’inquinamento (filtrando le polveri sottili), assorbire l’anidride carbonica, schermare il rumore e migliorare il microclima. Un quartiere ricco di verde aumenta il valore degli immobili e migliora il nostro benessere psicofisico.
Per quanto esposto, non riteniamo corretto e utile l’intervento effettuato e dal momento che il periodo di riproduzione dell’avifauna è tuttora in corso, nelle sue diverse fasi, chiediamo di voler interrompere qualsiasi intervento in atto sulle alberature dell’area in oggetto e di posticiparlo, se essenziale, di alcuni mesi, per consentire il completamento del ciclo riproduttivo di tutte le specie ornitiche presenti.
Teniamo inoltre a sottolineare che l’accaduto è stato prontamente denunciato alle autorità competenti.

Le associazioni: LIPU Calabria – ANPANA GEPA Sez. di Reggio Calabria – Italia Nostra
Calabria.

 

Freddo e neve, molti piccoli uccelli sono in pericolo

FREDDO INTENSO, GELO E NEVE,

APPELLO DELLA LIPU: "ESPORRE MANGIATOIE CON

SEMI E BRICIOLE DOLCI SU BALCONI, DAVANZALI E NEI GIARDINI DI CASA"

 

 

Freddo, gelo e neve hanno invaso in questi giorni la Calabria e molti piccoli uccelli purtroppo non sopravviveranno a queste gelide temperature. Avranno difficoltà a reperire cibo in quantità sufficiente a mantenere un’adeguata temperatura corporea.

Il miglior sistema inventato dalla natura per combattere il freddo è quello di nutrirsi ma con le basse temperature gli insetti sono merce rara, mentre frutti, bacche e semi in questo periodo scarseggiano e  per di più ricoperti da gelo o neve. 

In queste condizioni è molto utile, per aiutare pettirossi, merli, cince, passeri e verdoni, esporre una o più mangiatoie su davanzali e balconi o in giardino, dotandole di miscele di semi, briciole dolci, pezzetti di grasso e carne, frutta fresca e secca (molto graditi sono i semi di pinoli, noci, nocciole arachidi e mandorle fatte a pezzetti).

Senza un piccolo aiuto da parte dell’uomo pettirossi, merli, cince, capinere e tante altre specie non sopravviveranno nei prossimi giorni alla mancanza di cibo. L’appello è della Sezione LIPU di Rende (CS) che sottolinea come le basse temperature, sono una minaccia concreta in questi giorni di maltempo.

Le mangiatoie vanno rifornite regolarmente, senza riempirle con quantità eccessive di cibo (che potrebbe deteriorarsi) e senza esporre mai cibo salato o piccante in quanto risulta tossico per gli uccelli.

Le mangiatoie si possono anche realizzare in casa con materiali di recupero quali bottiglie di plastica, retine per agrumi o ortaggi da appendere al balcone ma si possono anche attaccare ai rami degli alberi. Una versione più elaborata, ma facile da realizzare, è la classica  mensola in legno installata su un palo in giardino o appesa con catenelle ai rami degli alberi o anche sotto un porticato. Anche un piccolo tronchetto in legno, sul quale verranno applicati dei fori per potervi inserire noci, nocciole, arachidi, pinoli, sarà semplice da realizzare e molto funzionale allo scopo.

Per mettersi in contatto con la LIPU è possibile navigare sul sito http://www.lipurende.it dove sono disponibili vari modelli di mangiatoie e consigli su come costruirle e posizionarle.

Dare da mangiare agli uccelli selvatici è un gesto di amore e di grande civiltà, sarebbe bello che nei giardini privati e nelle scuole del nostro territorio si cominciassero ad installare queste simpatiche strutture che rappresentano oltretutto un valido complemento d’arredo.

Solo partendo dalle cose più piccole e semplici sarà possibile, e forse anche più facile, maturare idee di rispetto e di civiltà anche nei confronti di più grandi e complessi temi ambientali. E non solo!

 

Sezione Lipu Rende

 

SULLA CACCIA LA REGIONE E’ IN STATO CONFUSIONALE

 

 

Dalla catastrofe sanitaria (ultima come vaccinati, ospedali di eccellenza che chiudono, disservizi e carenze ben noti), a quella economica e sociale: di tutto si può accusare la Regione Calabria, tranne che per il suo fervente attivismo in campo venatorio. A tal punto che, se da un lato si decreta la chiusura delle scuole per l’alto rischio legato alla diffusione del virus e con la prospettiva che i cittadini subiscano le restrizioni della zona arancione, ai cacciatori calabresi, come se nulla fosse, viene concesso di spostarsi ciascuno in mezza provincia e si prolunga la caccia al cinghiale in forma collettiva (cioè in braccata) fino alla fine del mese. Come se per trasportare e macellare il porco selvatico e scongiurare pericolosi assembramenti, si potessero usare dei robot norcini telecomandati al posto delle squadre di “sportivi” con l’artiglieria. E se qualcuno avesse dei dubbi in proposito, ci pensa il Presidente Spirlì, in versione novello Nunzio Filogamo, a ricordare testualmente, tramite facebook “agli amici cacciatori e pescatori  sportivi, che è sempre attiva l’ordinanza n.94, per cui sveglia all’alba!” , scambiando probabilmente la presidenza di una Regione per uno studio televisivo e in attesa di tempi migliori per una tavolata tra vecchi “amici”.

La scusa, ripetuta da una vita come un disco incantato, è quella del “contenimento dei cinghiali”, pur sapendo, come dichiarato espressamente nel richiamato parere dell’ISPRA del 7 dicembre trasmesso alla Regione, che per vari motivi elencati in vari studi scientifici, “la caccia collettiva in braccata non ha dimostrato efficacia nel contenere né la presenza di cinghiali, né i danni da questi causati.” E che anzi, è la stessa caccia in braccata a favorire una maggiore mobilità dei cinghiali verso aree meno disturbate, come quelle urbane, e le zone agricole più antropizzate, aumentando il rischio di danni da incidenti stradali.

Ma il virus del delirio filovenatorio che imperversa nelle stanze delle Cittadella è talmente forte da intaccare anche le capacità intellettive, tanto da far emettere a fine anno l’ennesima delibera sul calendario venatorio (il cui numero rischia di eguagliare i DPCM governativi anti covid), con ulteriori modifiche e integrazioni del tutto strampalate. In sostanza, con questo ennesimo atto deliberatorio la Regione autorizzerebbe la caccia “fino al 10 Febbraio”, dimenticandosi del fatto che, come dalla stessa Regione deliberato precedentemente il 2 novembre, dopo la data del 31 gennaio non ci sono più specie cacciabili!

Infatti la data di chiusura per le specie Cornacchia grigia, Ghiandaia, Gazza e Colombaccio, fissata inizialmente al 10 febbraio, era stata successivamente anticipata al 13 gennaio dall’ ordinanza del TAR  Calabria n. 982/2020, in seguito al ricorso presentato dal WWF  e dalla LIPU.

E se queste incongruenti concessioni risuonano come evidenti favori per acquisire consensi alle prossime consultazioni elettorali, si ricordino il presidente FF Spirlì e l’Assessore Gallo che i cacciatori in Calabria sono una sparuta minoranza, molto meno degli ambientalisti e della gente comune che non condivide la pratica assurda e anacronistica della caccia.

Quindi, piaccia o no a Spirlì e ai suoi amici, il 31 gennaio si chiude.

Ricordando però che, nel frattempo, la licenza di caccia non equivale ad avere acquisito l’immunità dal virus.  

 

LIPU Calabria

WWF Calabria

 

 

Inviate agli uffici competenti della regione Calabria le osservazioni delle associazioni ambientaliste

Comunicato stampa

                                                 

 

Inviate agli uffici competenti della regione Calabria, le osservazioni delle associazioni ambientaliste (Lipu birdlife, WWF, Italia Nostra, Forum Ambientalista, ISDE Medici per L’Ambiente e Fridays for Future), alle linee guida di indirizzo per l’adeguamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti.

Diverse le criticità evidenziate, secondo le associazioni infatti, le proposte di adeguamento presentano delle differenze concettuali e progettuali rilevanti, distanti dagli strumenti e dai principi stabiliti dalle direttive nazionali ed europee di riferimento.

In primo luogo viene riproposta la logica inopportuna dei mega impianti, spesso concentrati in un unico territorio degli ATO (ambiti territoriali ottimali), e da sempre osteggiati dalla collettività, fortemente impattante, con elevati costi ambientali legati al trasporto e in netto contrasto con il principio di “autosufficienza e prossimità” previsto dal D.L.vo 152/06.

L’incremento dell’offerta impiantistica per il trattamento dell’organico prevista dalle linee di indirizzo, basata su tre impianti di compostaggio anaerobico di grossa portata, risulta dunque non condivisibile.

Così come la realizzazione dei tre impianti industriali con tecnologia di ossicombustione “flameless” da 70.000 ton/anno, per il trattamento dei sottovagli e degli scarti organici. Tecnologia poco affidabile, sperimentale, i cui prodotti di scarto (che dovrebbero essere impiegati in cicli tecnologici per la produzione di manufatti per usi civili ed industriali), per di più, risultano essere al momento senza un mercato concreto.

Risulta inoltre in contrasto con la volontà di massimizzare la raccolta differenziata, la realizzazione della 3° e 4° linea di incenerimento del termovalorizzatore di Gioia Tauro (il recupero energetico è antagonista al riciclo), così come appare sproporzionata la realizzazione di nuove discariche che porterebbero la capacità di abbanco regionale a 1.900.000 metri cubi, addirittura 1.230.000 metri cubi in più rispetto ad oggi, con grave danno all’ambiente e rischi per la salute delle popolazioni.

Le nuove norme europee in materia di gestione, riutilizzo e riciclo dei rifiuti urbani, contenute nel pacchetto sull’economia circolare (nello specifico Dir. 2018/850/UE, Dir. 2018/851/UE – recepite dal decreto legislativo n. 116 del 03/09/2020), si basano sui principi di prevenzione, prossimità, riparazione, recupero, riciclo ed infine, conferimento in discarica solo della frazione non più recuperabile e riciclabile.

Obiettivi importanti, che potrebbero essere facilmente incrementati e raggiunti in 3 anni (stessa tempistica prevista dalle linee di indirizzo regionali), grazie al coinvolgimento diretto dei comuni, realizzando un’impiantistica di prossimità, a valle della raccolta differenziata, secondo le metodiche stabilite dalla “Strategia Rifiuti zero”.

Strategia che si propone, tra le altre cose, di riprogettare la vita ciclica dei prodotti in modo tale da permetterne il più possibile il riutilizzo, massimizzando, nell'ordine, il loro riciclo, la loro riduzione, l'eliminazione degli sprechi e rafforzando la raccolta differenziata.

Responsabilizzare i comuni (stabilendo che siano proprio questi i soggetti pubblici preposti alla gestione di tutte le fasi di raccolta e di selezione), ed inquadrare il servizio come “servizio pubblico locale di interesse generale” condotto secondo criteri di efficienza, di efficacia e di economicità, senza scopi di lucro, permetterebbe una gestione più funzionale e destinerebbe gli eventuali utili, al miglioramento del servizio e alla riduzione della tassazione.

A tale scopo utile organizzare, con sempre maggiore decisione, una raccolta differenziata “porta a porta”, che appare, ad oggi, l’unico sistema efficace in grado di raggiungere in poco tempo e su larga scala quote di RD superiori al 70%. Da raggiungere in primo luogo promuovendo la diffusione del compostaggio domestico e condominiale e introducendo su tutto il territorio regionale, un sistema di tariffazione puntuale che faccia pagare le utenze sulla base della produzione effettiva di rifiuti non riciclabili da raccogliere (meccanismo che premia il comportamento virtuoso dei cittadini e li incoraggia ad acquisti più consapevoli).

Sostenibile e necessaria, la costruzione di impianti di compostaggio ( e non di digestione anaerobica) di piccola portata (sulle 5.000 t/a), con operatività intercomunale, correttamente distribuiti, in modo da ottenere notevole vantaggio, sia in termini economici che ambientali.

Cosi come la realizzazione di piattaforme impiantistiche di prossimità per il riciclaggio e il recupero dei materiali (plastica, carta, vetro, alluminio ecc.), finalizzato al reinserimento degli stessi nella filiera produttiva.

Vantaggioso predisporre in accordo con i comuni, servizi di raccolta dei rifiuti speciali, tossici e pericolosi (farmaci, oli usati, batterie e vernici), ed attivare una bacheca trasparenza, nella quale siano pubblicate in maniera organica e  periodica, i costi di smaltimento, i quantitativi di raccolta differenziata (diversificando le percentuali per carta, multimateriale, organico e residuo) delle varie province e dei vari comuni calabresi, al fine di monitorare le eventuali criticità di alcune zone e in una o più delle diverse componenti della raccolta.   

Opportuno, pianificare e concretamente attuare fin da subito la bonifica e la rigenerazione naturalistica delle discariche dismesse e delle tante discariche abusive, tramite anche l’utilizzo della fitodepurazione, nonché progettare sistemi di raccolta dei rifiuti sparsi negli alvei dei principali fiumi come le barriere fluviali e, ancora, prevedere una corretta filiera di conferimento e recupero dei RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), che, tra l’altro, contengono metalli preziosi e dunque fonte di introiti economici.

 

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